Quando un campione biologico arriva in laboratorio, inizia un processo composto da diverse fasi.
Il materiale raccolto viene prima trattato per recuperare il DNA presente nelle cellule. Il DNA viene poi preparato per l’analisi e vengono esaminate specifiche caratteristiche genetiche, utili per costruire il profilo genetico della persona.
Nel caso di un test di paternità, i profili genetici delle persone coinvolte vengono successivamente confrontati per verificare se i dati ottenuti sono compatibili con il rapporto biologico che si vuole esaminare.
Vediamo in modo semplice cosa succede durante queste fasi.
Estrazione del DNA dal campione
Il primo passaggio consiste nell’estrarre il DNA dalle cellule presenti nel campione.
Nel caso di un tampone buccale, ad esempio, il campione contiene cellule raccolte dalla parte interna della guancia. In laboratorio queste cellule vengono trattate per liberare il DNA e separarlo dalle altre sostanze presenti nel campione.
L’obiettivo è ottenere un campione di DNA sufficientemente adatto alle successive fasi dell’analisi.
I metodi utilizzati per l’estrazione possono variare in base al tipo di campione e alle procedure adottate dal laboratorio.
In parole semplici: dal campione biologico si recupera il DNA che dovrà essere analizzato.
Preparare il DNA per l’analisi: la PCR
Una volta estratto, il DNA può essere presente in quantità relativamente piccole. Per poter analizzare in modo efficace le regioni di interesse, il laboratorio può utilizzare una tecnica chiamata PCR, acronimo di Polymerase Chain Reaction, cioè reazione a catena della polimerasi.
La PCR permette di ottenere molte copie delle specifiche regioni del DNA che devono essere analizzate.
Il processo avviene attraverso cicli ripetuti. In ciascun ciclo il DNA viene separato, vengono individuate le regioni di interesse e queste vengono copiate. Ripetendo il processo si ottiene una quantità di DNA sufficiente per le successive fasi dell’analisi.
Non è quindi necessario “moltiplicare” tutto il DNA della persona: vengono preparate soprattutto le regioni che interessano per l’esame.
In parole semplici: la PCR permette al laboratorio di ottenere abbastanza copie delle parti di DNA che devono essere esaminate.
Analisi dei marcatori genetici
A questo punto il laboratorio può analizzare specifiche regioni del DNA chiamate marcatori genetici.
I marcatori sono caratteristiche del DNA che possono essere confrontate tra persone diverse e che risultano particolarmente utili negli esami di parentela.
Ogni persona presenta una propria combinazione di caratteristiche genetiche. Il laboratorio analizza i marcatori previsti dal metodo utilizzato e registra i dati necessari per costruire il profilo genetico della persona esaminata.
Nel caso di un test di paternità, il profilo del bambino viene confrontato con quello del presunto padre e, quando previsto dal test, con quello della madre.
Non è quindi necessario analizzare ogni singola parte del DNA: vengono esaminate specifiche regioni che forniscono le informazioni necessarie per il tipo di test richiesto.
In parole semplici: il laboratorio cerca nel DNA alcune caratteristiche che possono essere confrontate tra le persone coinvolte.
Come si costruisce il profilo genetico?
Il risultato dell’analisi dei marcatori permette di ottenere un insieme di dati che viene utilizzato per rappresentare il profilo genetico della persona.
Per ogni marcatore vengono rilevate determinate varianti genetiche, chiamate alleli.
Non è necessario conoscere il significato di ogni singolo numero riportato nel profilo per capire il funzionamento generale del test.
È sufficiente sapere che il laboratorio raccoglie queste informazioni per poter effettuare il confronto tra i profili delle persone coinvolte.
Nel test di paternità, il profilo genetico del bambino viene quindi confrontato con quello del presunto padre per valutare la compatibilità dei dati genetici.
Il confronto tra i profili genetici
Il confronto è la fase centrale di un test di paternità.
Ogni bambino eredita il proprio patrimonio genetico dai genitori. Per questo motivo, i dati genetici presenti nel profilo del bambino devono essere compatibili con quelli dei suoi genitori biologici.
Il laboratorio confronta quindi i dati genetici del bambino con quelli del presunto padre.
Quando il confronto evidenzia incompatibilità genetiche sufficienti, la relazione biologica ipotizzata può essere esclusa secondo i criteri applicati dal laboratorio.
Quando invece i dati risultano compatibili, il laboratorio procede con la valutazione statistica dell’evidenza genetica.
Il risultato non dipende quindi dalla semplice presenza di alcune caratteristiche uguali tra due persone, ma dall’insieme dei dati ottenuti dall’analisi.
Come viene valutata la compatibilità?
Quando i profili genetici sono compatibili con la relazione biologica esaminata, il laboratorio effettua una valutazione statistica dei risultati.
In termini semplici, si cerca di capire quanto siano significativi i dati genetici osservati rispetto all’ipotesi che l’uomo analizzato sia il padre biologico.
La valutazione tiene conto delle caratteristiche genetiche rilevate e della loro frequenza nella popolazione.
Il risultato viene quindi espresso nel referto attraverso parametri statistici che permettono di interpretare l’evidenza genetica.
Questo è il motivo per cui un test di paternità non dovrebbe essere interpretato semplicemente guardando quante caratteristiche del DNA “corrispondono”.
È l’insieme dei dati genetici e della loro valutazione statistica a determinare il risultato.
Dal profilo genetico al referto
Al termine dell’analisi, i dati ottenuti vengono elaborati e il risultato viene riportato nel referto.
Il referto contiene le informazioni necessarie per interpretare l’esito del test secondo il tipo di analisi effettuata.
Nel caso di un test di paternità, il risultato può indicare che la paternità è esclusa oppure che il presunto padre non è escluso dalla relazione biologica esaminata, accompagnando l’interpretazione con i relativi dati statistici.
È importante non confondere l’espressione “non escluso” con una semplice “corrispondenza” del DNA: il risultato deve essere interpretato sulla base dell’analisi complessiva e dei parametri statistici riportati dal laboratorio.
Quanto è importante la qualità del campione?
Il processo di analisi inizia dal campione.
Per questo motivo è importante che il materiale raccolto sia sufficiente e idoneo all’analisi e che venga raccolto e conservato secondo le indicazioni previste.
Un campione non idoneo o insufficiente può rendere più difficile l’analisi e, in alcuni casi, può essere necessario raccogliere un nuovo campione.
Nel caso dei tamponi buccali, la raccolta è generalmente semplice e non invasiva.
Per sapere come viene effettuata concretamente la raccolta del campione, è possibile consultare la guida dedicata al prelievo del DNA con il kit.
In sintesi: cosa succede in laboratorio?
Il processo può essere riassunto in pochi passaggi:
Campione biologico
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Estrazione del DNA
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Preparazione e PCR
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Analisi dei marcatori genetici
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Costruzione del profilo genetico
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Confronto dei profili
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Valutazione statistica
↓
Referto
Il principio è quindi abbastanza semplice:
dal campione si recupera il DNA, il laboratorio analizza specifiche caratteristiche genetiche, costruisce i profili e confronta i dati per arrivare al risultato.
Perché l’analisi di laboratorio è importante?
Il risultato di un test del DNA non dipende soltanto dal campione raccolto, ma dall’intero processo che porta dall’estrazione del DNA all’interpretazione dei dati.
Ogni fase deve essere eseguita con procedure adeguate e con metodi e strumenti appropriati al tipo di analisi.
Questo è particolarmente importante nei test di parentela, nei quali il risultato deve essere basato su dati genetici correttamente ottenuti e interpretati.
Per chi deve effettuare un test di paternità, quindi, non conta soltanto il modo in cui viene raccolto il campione: è importante anche come quel campione viene analizzato e come vengono interpretati i dati ottenuti.
Vuoi capire come funziona un test di paternità?
Il laboratorio rappresenta una parte fondamentale del processo, ma per chi deve effettuare il test è altrettanto importante capire come si svolge il test dall’inizio alla fine.
Se vuoi sapere come viene raccolto il campione, come vengono confrontati il DNA del bambino e quello del presunto padre e come viene interpretato il risultato, consulta la nostra Guida al Test di Paternità
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